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	<title>Marcy Lu's Weblog</title>
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		<title>congedo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 00:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[stavolta la poesia è di Majakovskj, e la si potrà meglio adattare alla mia vita sostituendo al nome della capitale russa- la città del poeta- la mia, la mia città. In auto, cambiato l’ultimo franco. “A che ora parte il treno per Marsiglia?” Parigi fugge accompagnandomi in tutta la sua bellezza impossibile. Sali agli occhi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=293&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>stavolta la poesia è di Majakovskj, e la si potrà meglio adattare alla mia vita sostituendo al nome della capitale russa- la città del poeta- la mia, la mia città.</p>
<p style="text-align:center;">In auto,<br />
cambiato l’ultimo franco.<br />
“A che ora parte il treno per Marsiglia?”<br />
Parigi fugge accompagnandomi<br />
in tutta la sua bellezza impossibile.<br />
Sali<br />
agli occhi,<br />
fanghiglia del distacco,<br />
schianta<br />
Il mio cuore<br />
con la sentimentalità!<br />
Io vorrei<br />
vivere<br />
e morire a Parigi,<br />
se non ci fosse<br />
la terra che ha nome<br />
Moskvà.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/293/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=293&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>a piedi scalzi</title>
		<link>http://marcylu.wordpress.com/2009/01/30/a-piedi-scalzi/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 00:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[I giornali e la tele annunciavano da giorni lo sciopero generale degli enti pubblici per via della riforma del sistema pensionistico. Poco male, mi ero detta, trascorrerò il mio giovedì 29 nella lettura dei miei libri e poi, chissà, approfittando del bel tempo potrei passeggiare fino all’Opera, e magari visitarla. Assorta in questi pensieri trascorrevo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=289&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">I giornali e la tele annunciavano da giorni lo sciopero generale degli enti pubblici per via della riforma del sistema pensionistico. Poco male, mi ero detta, trascorrerò il mio giovedì 29 nella lettura dei miei libri e poi, chissà, approfittando del bel tempo potrei passeggiare fino all’Opera, e magari visitarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Assorta in questi pensieri trascorrevo la settimana, approfittando della pausa dagli esami per visitare angoli e scorci di Parigi ancora sconosciuti secondo un preciso disegno turistico. Un imprevisto, tuttavia, doveva deviare i miei progetti sul pomeriggio del giovedì 29. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Il giorno prima, infatti, mi ero recata nel quindicesimo arrondissement, a pochi minuti dalla tour Effeil, per sbrigare una commissione affidatami da un mio familiare prima di partire. Un inconveniente generato da prefissi telefonici mi aveva privato della possibilità di fissare un appuntamento, e così , alle cinque in punto, bussavo al numero 10 di rue Violet senza preavviso, sperando di trovare la persona che cercavo. Un giovane mi<span>  </span>apriva sorridendo e mi diceva che no, il mio uomo non c’era, era momentaneamente fuori Parigi e lo avrei trovato il giorno dopo, e mi forniva il recapito telefonico esatto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Il giorno dopo, dunque, avanzavo sul ponte dell’Alma in direzione tour Effeil, bardata di sciarpa per prevenire il freddo, più intenso nei giorni di sole, e progettavo una puntatina al museo del Quai Branly, proprio lì dietro, appena avessi portato a termine le mie incombenze familiari, che speravo e contavo di risolvere in una decina minuti, giusto il tempo di consegnare una lettera allo <span> </span>zio della moglie del fratello del ragazzo di mia sorella. Anche stavolta suono al campanello dello stesso portoncino bardato di metallo con una piccola insegna in legno con un’incisione incomprensibile, ma stavolta viene ad aprirmi un altro ragazzo, poco più vecchio di me, molto alto, magro, una felpa da casa e dei sandali ai piedi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;">Bonsoir- gli dico, chiedendogli se Gennaro è in casa. Lui ricorda di avermi parlato a telefono, mi accoglie, mi introduce in un lungo corridoio e poi in un minuscolo cortile con delle piante, da cui si accede in una grossa stanza con dei tavoli al centro, delle sedie, un pianoforte, una minuscola scala a chiocciola.- Aspetta qui, te lo chiamo. – mi dice, mentre sale. Mi guardo attorno, frattanto. Nella grande sala dalle pareti azzurre, arredata con grande semplicità eppure accogliente e solare, ci sono degli uomini piuttosto malvestiti che hanno tutta l’aria di non essere francesi e di trovarsi lì per un motivo che non dipende affatto dalla loro volontà.<span>  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Mi trovo in una casa di accoglienza per i barboni parigini, gestita da una comunità di frati poveri, quelli di madre Teresa di Calcutta, per intenderci. La persona che cerco è una specie di frate, che di qui a pochi giorni partirà per una missione in Romania. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Intanto il ragazzo- si tratta di un novizio- mi invita a salire su per la scala. In cima mi attende Gennaro, figura alta e magra, occhi grandi e buoni <span> </span>infossati e celati da un paio di <span> </span>grosse lenti rotonde, pantaloni chiari e grossa felpa scura, una piccola croce al collo. Non lo si direbbe un religioso, ma piuttosto un professore, un filosofo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Buongiorno- mi presento.- Vieni, ti preparo un caffè &#8211; fa’ lui, ed eccoci entrare in una cucina stretta, con tutte le pentole e la dispensa a vista. Passando nel corridoio, non posso non sbirciare in una stanzetta, dove vedo dei materassi a terra. – e’ la nostra stanza,- fa’ lui, affrettandosi a chiudere la porta – Sono desolato, il caffè italiano non ce l’ho!- è impacciato, maneggia le stoviglie imbarazzato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Stringo le spalle- Figurati, va benissimo quello d’orzo!- dico io, mortificata dall’averlo messo in difficoltà, involontariamente. Diamine, penso, questo qui dorme a terra e si preoccupa del mio caffè!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Il caffè lo prendiamo scambiando poche parole imbarazzate per la circostanza. Le stoviglie semplici, il tavolo e le sedie prosaiche. Niente di superfluo. Cosa fai a Parigi, studi? Cosa? Ah, bello…e qui tira fuori da una sacca degli appunti di greco.- Non sono mai riuscito mai ad impararlo, ma mi sarebbe sempre piaciuto!- mi fa, con un sorriso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">I libri mi mettono a mio agio, prendo a spiegargli qualcosa, ad accennargli a qualche parola di greco antico, a qualche episodio della mia carriera di studi&#8230;e dopo qualche minuto Gennaro mi sta mostrando ogni angolo della casa. Mi spiega dove dormono i membri della comunità, dove i novizi, dove i barboni, come è organizzata la mensa, il piccolo guardaroba per chi ha bisogno dei vestiti, il piccolo terrazzo, lo spazio comune eccetera. Mi racconta della vita della comunità, dei problemi della gente che vive per strada, di come si costruisce il ripetto e la dignità dell’uomo dove quella dignità sembra essere stata compromessa irrimediabilmente. Mi spiega anche che, prima, la palazzina era di certe suore svizzere, e che la scritta all’ingresso è in una parlata tedesca locale, e dunque di difficile comprensione. Infine, mi conduce in un piccolo spazio al primo piano, dove c’è la cappella.</span></p>
<p class="MsoListParagraph" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt 36pt;"><span><span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">-</span><span style="font:7pt &quot;">          </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Questa è l’ora della preghiera- mi sorride, dietro la barba folta e le occhiaie, e le rughe che rendono il suo viso più dolce. –Se vuoi, puoi restare-. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt 18pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Dentro alla piccola, spoglia cappella, c’è già della gente. Due ragazzi più o meno della mia età, un indiano, un paio di uomini di cui non riconosco la razza e una donna. Tutti scalzi, appollaiati su dei ruvidi cuscini di tela.</span></p>
<p class="MsoListParagraph" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 10pt 36pt;"><span><span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">-</span><span style="font:7pt &quot;">          </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Noi ci togliamo le scarpe, perché calpestiamo un luogo sacro. Ma tu sentiti libera.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt 18pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Mi tolgo le scarpe ed entro anche io. Dapprima, un po’ di freddo e la sensazione spiacevole della polvere sotto la pelle, del parquet di legno grezzo sotto il piede. Poi però bene, inizio ad abituarmi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt 18pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Non ci andrò, all’Opera, e nemmeno al Quai Branly. Non oggi, almeno. Stasera sono stata invitata a cena da Gennaro e dalla sua comunità, che mi sembra di conoscere da una vita. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt 18pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Arriva il momento di andar via. Saluto con una stretta di mano i miei commensali, mentre Gennaro mi accompagna alla porta e mi mette tra le mani un libro. –Leggilo, ti piacerà- <span> </span>Lo abbraccio. -Grazie, di tutto- Lo saluto e mi allontano nella fredda Parigi delle luci scintillanti della tour Effeil. <span> </span>Dopodomani Gennaro parte per la Romania, e a Parigi non ci tornerà più.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt 18pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span> </span>Peccato averlo conosciuto solo ora. </span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=289&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Paris, mon amour</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 10:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Parigi é stata costruita per gli artisti. Da Montmartre al quartiere latino, dai Grands Boulevards al Marais non c&#8217;é angolo o piazza o giardino in cui non si annidi un qualche sognante pittore, fotografo, mimo, suonatore, musicista, ballerino, un piccolo circo, un teatrino delle marionette, un violinista sorridente dietro il cappello rovesciato appoggiato davanti a lui, sull&#8217;asfalto, con qualche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=283&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Parigi é stata costruita per gli artisti. Da Montmartre al quartiere latino, dai Grands Boulevards al Marais non c&#8217;é angolo o piazza o giardino in cui non si annidi un qualche sognante pittore, fotografo, mimo, suonatore, musicista, ballerino, un piccolo circo, un teatrino delle marionette, un violinista sorridente dietro il cappello rovesciato appoggiato davanti a lui, sull&#8217;asfalto, con qualche moneta al suo interno.  </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-282" title="dsc00385" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2009/01/dsc00385.jpg?w=390&#038;h=292" alt="dsc00385" width="390" height="292" />Mi piacciono gli artisti di strada. A volte mi fermo a guardarli, altre volte provo a conoscerli, a complimentarmi.  Cosa pensa un mimo, mentre é li&#8217;, davanti a tutti, con la sua maschera drammatica e  buffa? E chi é, quando si strucca? Alla mie domande, gli artisti sorridono, come di fronte ad una bambina troppo curiosa. Pero&#8217; rispondono con gentilezza, e per lo più mi rivolgono sguardi di riconoscenza e complicità quando mi allontano.</p>
<p>Il giorno dopo il mio arrivo a Parigi, in settembre, passeggiavo sotto i portici in Rue Rivoli ammirando le novità di una città mai vista prima. Mi fermai, ad un tratto, davanti ad un lenzuolo steso a terra, su cui un giovane pittore aveva adagiato delle tele, dei disegni, le sue opere, e al cavalletto sul quale ne stava dipingendo un&#8217;altra. Ricordo che indossavo una mantella rossa. Ammirai le poetiche invenzioni di quella fantasia di strada. Guardai l&#8217;artista, che mi sorrise e poi mi rivolse delle parole in un francese che, allora, non potevi dirmi granché. Risposi frettolosamente con le poche cose che sapevo già dire: &#8221;sono italiana, non so parlare francese&#8221;. &#8220;sei italiana? anche mia madre lo era!&#8221; mi fa lui,in italiano, avvicinandosi. Io sorrisi e gli dissi, indicando i cartoni in basso &#8221;sono molto belli i tuoi disegni. Ce ne sono alcuni bellissimi&#8221;, e la mia espressione era ammirata, deliziata. &#8220;Anche tu sei molto bella&#8221; rispose, guardandomi fisso.</p>
<p>Ora, descrivere l&#8217;effetto che ebbe su di me quel complimento é impresa ardua, perché potrei scivolare in metafore già sentite come &#8220;tuffo al cuore&#8221;, &#8220;cuore in gola&#8221; e quant&#8217;altro, mentre l&#8217;emozione che sentii fu forse più sofisticata e sottile. Questo perché l&#8217;abitudine a contare sempre su risorse diverse, come l&#8217;intelligenza, la proprietà di linguaggio e quant&#8217;altro mi aveva indotto, silenziosamente, a dimenticare d&#8217;avere un volto, dei lineamenti, e che, si&#8217;, in effetti, qualcuno potrebbe pensare che sono bella anche io!</p>
<p>E queste poche parole, dette da un artista dall&#8217;animo gentile, o più  probabilmente dettate da una strategia da damerino, arrivarono al mio orecchio come stranamente nuove, fresche, mai udite prima. Forse qualche volta il mio papà me l&#8217;avrà detto, che sono bella, ma il giudizio del papà é di parte. Forse qualche fidanzato me l&#8217;avrà detto, ma nella routine banale delle frasi di circostanza destinate a scivolare nel dimenticatoio, nell&#8217;immondezzaio delle frasi fatte, o più probabilmente i loro complimenti si sono soffermati su un &#8220;questo colore ti dona&#8221; o all&#8217;inflazionato &#8221; che bei capelli&#8221; o al massimo &#8221; che sguardo profondo&#8221;. Ma quel sei bella, con quel tono esplicito e sfacciatamente  secco, non me lo ricordo. </p>
<p>Allora io ho sorriso, imbarazzata, e ho abbassato lo sguardo. Lui mi ha detto: &#8220;Quale disegno ti piace di più?&#8221; e io gli ho indicato una striscia orizzontale di cartone, in cui un elefante di inchiostro nero si trasforma gradualmente nella torre Effeil. Lui si é chinato, l&#8217;ha raccolto, l&#8217;ha incartato e me l&#8217;ha porto. &#8220;te lo regalo&#8221;mi ha detto, sorridendo &#8221; e buona fortuna, qui a Parigi&#8221;. Io ho rifiutato, sorpresa, affermando che non potevo accettare che regalasse a me cio&#8217; su cui si basava la sua giornata di lavoro, il suo guadagno. &#8220;Insisto&#8221; ha detto lui, fermamente, e io non ho potuto che prendere il tubo i cartone dalle sue mani e dirgli un &#8220;grazie&#8221; pieno di riconoscenza, e allontanarmi, sparendo nel turbinio della folla di Rue Rivoli, con il mio cuore di adolescente insicura  più leggero, perché, ehi, lo sapevate che anche io sono bella?</p>
<p>Quel cartone é sulla partete del mio bureau da allora, e penso che mi abbia portato fortuna davvero. Quando passo per Rue Rivoli, ogni tanto, lo vedo ancora, il ragazzo, e vorrei fermarlo e parlargliin francese,  ma poi una insolita timidezza mi impedisce di fermarmi e accelero il passo, sperando che non mi abbia notato e che non si ricordi di me.</p>
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		<title>29, rue du Docteur Lanceraux</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 23:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La ragazza tornava talvolta al foyer stanca, dopo un&#8217;intera giorata trascorsa a discutere di filologia bizantina o di lunghe e annose questioni di teologia gnostica&#8230;tornava a casa a piedi, lungo il boulevard, rimuginando gli incontri della giornata e masticando le regole di grammatica francese apprese durante le ore di lezione. Poi, chissà, aveva anche altro in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=239&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-241" title="io, adriana,isabel, joa, valeria, maria eduarda e karin" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2009/01/soiree-noel-0331.jpg?w=300&#038;h=225" alt="io, adriana,isabel, joa, valeria, maria eduarda e karin" width="300" height="225" />La ragazza tornava talvolta al foyer stanca, dopo un&#8217;intera giorata trascorsa a discutere di filologia bizantina o di lunghe e annose questioni di teologia gnostica&#8230;tornava a casa a piedi, lungo il boulevard, rimuginando gli incontri della giornata e masticando le regole di grammatica francese apprese durante le ore di lezione. Poi, chissà, aveva anche altro in testa&#8230;</p>
<p>e tornava sorridente a casa, augurando la buonasera alle coinquiline apparse, con volti assonnati, alla soglia delle loro stanze. C&#8217;era Adhriana, l&#8217;espagnola di Madrid che dormiva tutto il giorno, lei che studiava, mangiava, sognava sdraiata nel suo letto, senza preoccuparsi di alzarsi, mettere in ordine&#8230;la sua dimensione era in orrizzontale, affermava, annuendo con il suo naso picassiano. Affondata da tempo nelle sue stesse nevrosi, aveva tappezzato la stanza di fotografie di modelle, ritagliate da riviste, giornali, calendari, cataloghi&#8230;secondo il suo punto di vista, avere sotto gli occhi la magrezza altrui l&#8217;avrebbe spronata a seguire la sua rigida dieta e, finalmente, a vincere la sua lotta con la bilancia&#8230;ma il più delle volte i suoi pasti disordinati, consumati tra le lenzuola, si riducevano a formaggi spalmabili e nutella&#8230;</p>
<p>E poi incontrava Isabel, spagnola anche lei, ma di Cadice, a due braccia di mare dall&#8217;Africa. Isabel era una creatura diversa, una piantina da serra:  seriosa, impeccabile nelle sue camicette di organza inamidate, triste, nostalgica&#8230;ma aveva parole gentili e sapeva sorridere a tavola, raccontando le vicende dei suoi cinque fratelli e della sua innumerevole famiglia, laggiù in Andalusia.</p>
<p>Joha la si vedeva di rado, e si scorgeva il suo nervosismo nascosto dietro le grandi felpe di pile  indossate nei lunghi pomeriggi di studio. Joha era nata a Guadalupe, altissima afro-americana francofona dall&#8217;ossatura spessa e la pelle secca, la mente  assorta nei suoi studi di medicina. Diventare psichiatra, già, voleva diventare psichiatra, e vincere la solitudine e il freddo di una città molto lontana dalla sua isola. Spesso sbraitava, diceva parolacce.</p>
<p>Valeria invece non aveva tristezze, ma una innata leggerezza e un buonumore da bambina contagioso. Diciott&#8217;anni e i colori dei pastelli per studiare arte, design, e magari diventare un&#8217;artista e fare esposizioni chissà, a New York, Londra, Singapore&#8230;.ma per ora lavorava e lavorava e disegnava, e ogni tanto chiameva un fidanzato restato a Malaga, ben presto dimenticato&#8230;</p>
<p>Maria Eduarda era la bambina portoghese. Diciott&#8217;anni e una immaturità esemplare, voce squillante e faccia tosta, corpo troppo rotondo per i suoi vestitini smilzi fuori moda e francamente un po&#8217; troppo chiassosi&#8230;non una parola di francese, solo portoghese e qualche parolina in un inglese zoppicante e rauco.</p>
<p>E Karine, infine, che veniva da Nizza. La francese dall&#8217;accento meridionale spiccato e il corpicino e l&#8217;espressione di una fatina buona, assai timida, in verità, ma perspicace e simpatica. Ma non sapeva cucinare, e a pranzo rovesciava in un piatto di porcellana bianco della verdura di scatolame e del formaggio o un uovo distrattamente rotto in una padella calda. Le bastava, diceva, per studiare il pomeriggio.</p>
<p>E la ragazza che tornava dalla giornata d&#8217;università si recava allora in cucina, salutate le compagne, e s&#8217;avvicinava al grande tavolo al centro della stanza, dove erano state diligentemente disposte le lettere della corrispondenza privata delle studentesse. Non c&#8217;era mai niente per lei. Ma quella sera una busta bianca recitava &#8220;Marcella Maresca, 29 Rue du docteur Lanceraux, Paris VIII&#8221;. Prese la lettera, l&#8217;avvicino&#8217;, e quella banale intestazione le riempì il cuore. E salutò le ragazze in fretta e corse da sola e in fretta per le scale, per rinchiudersi in camera e gustare in solitudine la lettera che un qualcuno aveva indirizzato a lei, proprio  lei. E i gradini percorsi in fretta, a due a due, rimbombarono nella tromba nelle scale, e Isabel si affaccio&#8217; preoccupata a controllare chi avesse sbattuto la porta con tanta sciattezza. Ma poi torno&#8217; a studiare.</p>
<p>Sarà stato il vento.</p>
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		<title>Vie d&#8217;étudiante- à la Sorbonne</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 16:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paris]]></category>

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		<description><![CDATA[La Sorbonne é un enorme complesso raccolto attorno ad un chiostro con dei portici che corrono attorno al cortile della cappella. Quando c&#8217;è il sole, gli studenti più rilassati approfittano della pausa tra un corso e l&#8217;altro per godere di un po&#8217; di lettura sulle panchine, per ammirare gli affreschi, e gruppi disordinati di ragazzi si rassemblano a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=262&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-264" title="re-starting-0061" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2009/01/re-starting-0061.jpg?w=300&#038;h=225" alt="re-starting-0061" width="300" height="225" />La Sorbonne é un enorme complesso raccolto attorno ad un chiostro con dei portici che corrono attorno al cortile della cappella. Quando c&#8217;è il sole, gli studenti più rilassati approfittano della pausa tra un corso e l&#8217;altro per godere di un po&#8217; di lettura sulle panchine, per ammirare gli affreschi, e gruppi disordinati di ragazzi si rassemblano a chiacchierare con dei grossi bicchieri di cappuccino o caffé estorti alla macchinetta del piano terra. Talvolta il loro brusio disturba gli studenti diligenti, che neanche il sole più caldo distoglie dallo studio in biblioteca, quella grande, che affaccia proprio sul cortile centrale . Allora i gruppetti si riparano sotto i portici e aspettano in silenzio qualche secondo, prima di ricominciare a chiacchierare di nuovo a voce alta.</p>
<p>Dall&#8217;esterno non si direbbe che la Sorbona sia tanto grande. Forse perché la sua monumentalità diviene più discreta per il fatto che non si trova su un boulevard possente, ma su una viuzza del quartiere latino, rue de la Sorbonne, che ad un tratto cambia addirittura nome e diventa rue Victor Cousin. Solo la facciata della Cappella é rivelata agli sguardi dei passanti per Boulevard Saint Michel da una piazzetta con le fontane a spruzzo,  con i caffé con fuori i tavolini, un paio di librerie e il chioschetto verde di  un&#8217;edicola con les megazines litteraires in esposizione. Qualche tempo fa, una mostra itinerante di uno scultore contemporaneo tra le strade del quartiere ha portato li&#8217; fuori una statua multicolore dalle linee futuristiche che ha generato la disapprovazione dei molti affezionati al quadretto di sobria ricercatezza che la facciata della cappella crea nel contesto di una piazzetta di paese.   </p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-265" title="2008_111201881" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2009/01/2008_111201881.jpg?w=300&#038;h=225" alt="2008_111201881" width="300" height="225" /></p>
<p>Attraversato il cortile centrale, inizia per il malcapitato studente un dedalo inestricabile di cortili, scale, anfiteatri, corridori, gallerie, aule, uffici, perché all&#8217;interno l&#8217;architettura é della più insana irregolarità, anche per via dei numerosi restauri, interventi, aggiunte che la pianta originale ha subito nel corso dell&#8217;ultimo secolo. All&#8217;inizio si girava con la cartina del&#8217;edificio, diligentemente distribuita agli studenti stranieri il giorno della loro iscrizione amministrativa. </p>
<p>E, camminando per l&#8217;edificio, si puo&#8217; incorrere in piacevolissime sorprese&#8230;un giovane studente impacciato che suona meravigliosamente il pianoforte a coda, indisturbato, nell&#8217;anfiteatro Richelieu, di fronte a quei pochi che, attratti dalle note, hanno seguito la melodia attraverso i corridoi per giungere alla fonte.</p>
<p>A volte resto ore ad ascoltare questi studenti di filosofia, di lettere, di linguistica o storia medievale che coltivano la loro passione per Bach o Strauss o Mozart o Chopin e che, in virtù della loro passione, regalano gratuitamente qualche mezz&#8217;ora di spettacolo, di svago, di riposo, di poesia, agli studenti come me, che vagano da un corso all&#8217;altro con un caffé in mano e un libro nell&#8217;altra.</p>
<p>Un&#8217;altra sorpresa la puo&#8217; riservare la bacheca affollata di avvisi: affitti, proposte di logement, stages, concorsi letterari, sedute di esami, scadenze per la presentazione della domanda per quel tal concorso&#8230;e, perché no, la proposta seriosa di partecipare ad un riconosciuto&#8230;stage per clown!</p>
<p>&#8220;Palazzi e strade come scenografie<br />
Di uno spettacolo che è andato male<br />
Coi ballerini che tolgono il trucco<br />
Per cominciare a ritornare a sognare &#8221; (Jovanotti)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/262/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/262/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=262&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>prima che bruci parigi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 18:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paris]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Finché ancora tempo,mio amore e prima che bruci Parigi finché ancora tempo, mio amore finché il mio cuore è sul suo ramo vorrei una notte di maggio una di queste notti sul lungosenna Voltaire baciarti sulla bocca e andando poi a Notre-Dame contempleremmo il suo rosone e a un tratto serrandoti a me di gioia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=258&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finché ancora tempo,mio amore<br />
e prima che bruci Parigi<br />
finché ancora tempo, mio amore<br />
finché il mio cuore è sul suo ramo<br />
vorrei una notte di maggio<br />
una di queste notti<br />
sul lungosenna Voltaire<br />
baciarti sulla bocca<br />
e andando poi a Notre-Dame<br />
contempleremmo il suo rosone<br />
e a un tratto serrandoti a me<br />
di gioia paura stupore<br />
piangeresti silenziosamente<br />
e le stelle piangerebbero<br />
mischiate alla pioggia fine.</p>
<p>Finché ancora tempo, mio amore<br />
e prima che bruci Parigi<br />
finché ancora tempo, mio amore<br />
finché il mio cuore è sul suo ramo<br />
in questa notte di maggio sul lungosenna<br />
sotto i salici, mia rosa, con te<br />
sotto i salici piangenti molli di pioggia<br />
ti direi due parole le più ripetute a Parigi<br />
le più ripetute, le più sincere<br />
scoppierei di felicità<br />
fischietterei una canzone<br />
e crederemmo negli uomini.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-272" title="robert_doisneau_le_baiser_de_lhotel_de_ville_kiss_at_the_hotel_de__25_3132" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2009/01/robert_doisneau_le_baiser_de_lhotel_de_ville_kiss_at_the_hotel_de__25_3132.jpg?w=300&#038;h=234" alt="robert_doisneau_le_baiser_de_lhotel_de_ville_kiss_at_the_hotel_de__25_3132" width="300" height="234" /></p>
<p>In alto, le case di pietra<br />
senza incavi né gobbe<br />
appiccicate<br />
coi loro muri al chiar di luna<br />
e le loro finestre diritte che dormono in piedi<br />
e sulla riva di fronte il Louvre<br />
illuminato dai proiettori<br />
illuminato da noi due<br />
il nostro splendido palazzo<br />
di cristallo.</p>
<p>Finché ancora tempo, mio amore<br />
e prima che bruci Parigi<br />
finché ancora tempo, mio amore<br />
finché il mio cuore è sul suo ramo<br />
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi<br />
ci siederemmo sui barili rossi<br />
di fronte al fiume scuro nella notte<br />
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa<br />
- verso il Belgio o verso l&#8217;Olanda? -<br />
davanti alla cabina una donna<br />
con un grembiule bianco<br />
sorride dolcemente.</p>
<p>Finché ancora tempo, mio amore<br />
e prima che bruci Parigi<br />
finché ancora tempo, mio amore.</p>
<p>Nazim Hikmet</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/258/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/258/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=258&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>photo machine</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 21:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[mathesis]]></category>

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		<description><![CDATA[Calma. Niente panico. Sono nella stazione della metro di Saint Philippe du Roule, bardata nella mia sciarpa nera e vinaccia, chiusa in uno spazio di circa 40x40cm isolato dal resto della stazione da una tendina blu ad imprecare contro una stupida webcam digitale&#8230;ma tutto ciò merita un piccolo prologo. Sono solita camminare con delle foto tessera nel portafoglio per prevenire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=243&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Calma. Niente panico.</p>
<p>Sono nella stazione della metro di Saint Philippe du Roule, bardata nella mia sciarpa nera e vinaccia, chiusa in uno spazio di circa 40x40cm isolato dal resto della stazione da una tendina blu ad imprecare contro una stupida webcam digitale&#8230;ma tutto ciò merita un piccolo prologo.</p>
<p>Sono solita camminare con delle foto tessera nel portafoglio per prevenire le molteplici occasioni che la mia vita da studentessa universitaria comporta: abbonamenti, pass per la biblioteca, tessera fotocopie eccetera&#8230;.E sono sempre molto soddisfatta quando, alla domanda indiscreta di quanti mi chiedono di vedere un mio documento sperando di ridere sulla fotografia , esibisco il mio sorriso smagliante e la posa naturale con la quale Gianni e Mimma mi hanno ritratto, pazientemente, nel loro studio, assecondando questa mia vanità adoloscenziale.</p>
<p>Ma, haimè, la vita erasmus ha assorbito ben più che  la scorta di otto foto formato tessera: e ora sono seduta qui, di fronte  alla fotomachine, aspettando il flash che mi apra le porte della Biblioteca centrale della Sorbonne e che legalizzi il mio pass navigò. La mente va al piccolo studio in via piscicelli&#8230;</p>
<p>ma ora basta vaneggiamenti: bisogna affrontare il problema. Spalanco la tenda con decisione, la richiudo dietro di me, mi siedo sullo sgabello bianco. Una voce femminile dalla sonorità digitale  mi da il buongiorno e mi invita a inserire delle monete e a guardare lo schermo che ho davanti, cosa che faccio immediatamente con l&#8217;entusiasmo di chi, facendo una cosa nuova per la quale nutriva delle preoccupazioni, la trova banale e facile. Dunque fisso lo schermo.</p>
<p>Non mi vedo.</p>
<p>Bene, direi che questa può essere aggiunta alle mille e più umiliazioni che un metro e cinquantotto di statura riceve nella sua vita. Ma incasso il colpo e cerco la soluzione.La vocina digitale mi invita a regolare il sedile.</p>
<p>&#8220;banale&#8221;, penso, mentre mi alzo e inizio ad armeggiare con questa specie di tornio piatto di plastica bianchiccia senza sortire alcun effetto. Poco male, userò la mia gamba.</p>
<p>Con la disinvoltura di una contorsionista mi siedo sul mio stesso piede, guadagnando quella decina di centimetri necessari per essere all&#8217;altezza della situazione. Adesso si&#8217; che rieco a specchiarmi! Sono un genio!</p>
<p>Quello che vedo, tuttavia, non  viene incontro alle mie esigenze estetiche&#8230;dunque, vediamo, la sciarpa troppo scura va tolta, i capelli vanno scostati dalla fronte e messi dietro alle orecchie, gli occhiali vanno eliminati e poi, com&#8217;è che dice Mimma? ah, si, mettiti un po&#8217; di sbieco, il mento in basso, il sorriso&#8230; sì, ci siamo. Poi mi ricordo di Iole che si è tanto raccomandata: &#8220;mettiti schiacciata verso la parete in fondo, cosi&#8217; il flash non ti farà sembrare troppo pallida e le occhiaie non si noteranno!!!&#8221;</p>
<p>Io si&#8217; che conosco i trucchi del mestiere, bella gente. Sorrido allo schermo e attendo il flash, mentre una fiumana di gente scende dal vagone della metro appena arrivata in stazione. Il piede inizia a formicolare e il mio falso sorriso stampato sembra  prodotto da una paralisi facciale da agopuntura &#8211; come quello di Silvio, d&#8217;altronde- eppure il flash non scatta.</p>
<p>&#8220;Se siete pronti, allora spingete il bottone verde per scattare la vostra tessera&#8221;. Potevi dirlo subito, no?</p>
<p>Allungo al mano verso il bottone verde facendo uno sforzo sovraumano per continuare a guardare lo schermo e contemporaneamente per restare in equilibrio sul mio piede addormentato con la schiena sulla parete in fondo, mentre nell&#8217;altra mano ho occhiali e borsa&#8230;</p>
<p>Merd, non ci arrivo.La seconda umiliazione in pochi minuti.</p>
<p>Devo rinunciare all&#8217;effetto natural chic per abbraccira la nuda verità delle mie occhiaie e del flash sparato a zero sul mio viso pallido. Fa&#8217; niente, nessuno mi controllerà mai il navigò e in biblioteca&#8230;bhe, lo sanno tutti che in biblioteca ci vanno solo i secchioni con la gobba, no?</p>
<p>Il pollice arriva al bottone verde e la foto è scattata. Ne faccio un&#8217;altra ,per sicurezza, scelgo la migiore, ed esco, soddisfatta e affaticata, tirando la tendina blu alle mie spalle con l&#8217;aria compiaciuta che deve aver avuto Mehemet II, il celebre sultano ottomano, uscendo dalla tenda del suo accampamento al mattino del suo primo sonno dopo la conquista di Costantinopoli.</p>
<p>&#8220;aspetti la stampa delle sue fototessera&#8221;. Certamente che le aspetto, idiota, dopo tutti gli spiccioli che ti sei ingoiata!</p>
<p>Ecco il risultato.</p>
<p>AAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!</p>
<p>Penoso. Goffo. Pallido. Sgraziato.</p>
<p>Ma non fa niente, in fondo&#8230;in fondo è solo una fototessera come altre&#8230;.penso, mentre la fotomachine mi invita a tornare presto per scattare altre fotografie, insieme  io e lei. mi volto, disgustata e isterica&#8230; La prossima fottutessera te la fai da sola!</p>
<p>E che ti vengano a scassare, brutta stronza!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/243/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=243&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>il crepuscolo degli idoli</title>
		<link>http://marcylu.wordpress.com/2009/01/12/il-crepuscolo-degli-idoli/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 17:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[mathesis]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo anni di ferma ostinazione nei confronti di ogni tipo di comunicazione rapida e superficiale, dopo numerose lotte contro la crescente dipendenza psicologica da cellulare e nuovi strumenti informatici&#8230;anche io, si&#8217;, insomma, ho ceduto: ho un contatto msn! A convincermi è stato un cortometraggio reperibile su youtube, &#8220;l&#8217;ultima trillata&#8221; , indicatomi da Sara&#8230;per cui, cari amici, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=235&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di ferma ostinazione nei confronti di ogni tipo di comunicazione rapida e superficiale, dopo numerose lotte contro la crescente dipendenza psicologica da cellulare e nuovi strumenti informatici&#8230;anche io, si&#8217;, insomma, ho ceduto: ho un contatto msn!</p>
<p>A convincermi è stato un cortometraggio reperibile su youtube, &#8220;l&#8217;ultima trillata&#8221; , indicatomi da Sara&#8230;per cui, cari amici, d&#8217;ora in poi potrete contattarmi anche mediante  <a href="mailto:marcy.lu@hotmail.it.">marcy.lu@hotmail.it. </a> &#8230;un contatto alla volta!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/235/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=235&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Frittatone day</title>
		<link>http://marcylu.wordpress.com/2009/01/07/frittatone-day/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 15:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[avventure]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo. Sono sbarcata all&#8217;uscita della metro segnata frettolosamente su un foglietto di carta. Sono nel diciassettesimo arrondissement, direzione casa di Alessandro per una festa erasmus. L&#8217;organizzazione di questo genere di feste è piuttosto standardizzata: ciascuno porta una cosa e puoi portare chi vuoi, a patto che abbia con sè qualcosa di commestibile da condividere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=220&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-226" title="omelette-di-pasta-2" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2008/12/omelette-di-pasta-2.jpg?w=225&#038;h=300" alt="omelette-di-pasta-2" width="225" height="300" />Ci siamo. Sono sbarcata all&#8217;uscita della metro segnata frettolosamente su un foglietto di carta. Sono nel diciassettesimo arrondissement, direzione casa di Alessandro per una festa erasmus.<br />
L&#8217;organizzazione di questo genere di feste è piuttosto standardizzata: ciascuno porta una cosa e puoi portare chi vuoi, a patto che abbia con sè qualcosa di commestibile da condividere con il resto dei convitati. Il risultato è altrettanto standardizzato: dato che nessuno ha voglia di cucinare per tanti, si finisce per mangiare salatini, patatine, biscottini e per bere quantità infinite di&#8230;di tutto.<br />
Ma stasera la storia è diversa, perchè Ale ha preannunciato un Frittatone day.<br />
Arrivo sotto il portone di casa, ma non posso citofonare perchè a Parigi i citofoni hanno tutti il codice e non è indicato il cognome corrispondente, nè tantomeno l&#8217;interno.<br />
Faccio uno squillo. Dopo qualche minuto arriva una ragazza spagnola che mi accoglie all&#8217;ingresso e si presenta. &#8220;Sono una vicina di Ale. lui non può venire perchè&#8230;perchè sta girando l&#8217;omelette di pasta&#8221;.<br />
Omelette di pasta. C&#8217;est genial!<br />
La ragazza, cortesemente, mi guida all&#8217;interno del palazzo e mi indica la scala, mi dice il piano. Grazie mille.<br />
Salgo le scale e busso alla porta.<br />
Dopo qualche istante, compare Alessandro, barba folta e tuta da casa, aria assorta e direi tesa dalla concentrazione&#8230;&#8221;ciao Marcy, entra e fa&#8217; come fossi a casa tua&#8221;.<br />
Entro, mi tolgo il cappotto, ma non ho il tempo di guardare il libro di storia greca di Lefevre che troneggia solitario su una mensola perchè ecco che Ale, sempre più preso, in un misto di esaltazione e di preoccupazione&#8230;<br />
&#8220;come devo fare, ora?&#8221;<br />
Con calma, basta una forchetta per girarla. No, per una frittata di un chilo e mezzo di spaghetti piena zeppa di mozzarella- quella campana, con tanto di marchio- e di pancetta, non basta solo una forchetta.<br />
Armeggiamo con dei piatti, attenti a non sporcarci di olio. Pura utopia: mentre io reggo il piatto facendolo aderire al bordo della padella, Ale gira rapidamente la padella, e un filo d&#8217;olio cola sul piano cottura. Ripetiamo l&#8217;operazione un&#8217;altra volta, quella definitiva, per adagiare l&#8217;omelette su un letto di carta assorbente e portarla nell&#8217;altra stanza, che si sta affollando di studenti polacchi, spagnoli, italiani, un paio di tedeschi&#8230;</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-227" title="e-magnatell" src="http://marcylu.files.wordpress.com/2008/12/e-magnatell.jpg?w=225&#038;h=339" alt="e-magnatell" width="225" height="339" /></p>
<p>Alessandro guarda la frittata con aria soddisfatta e orgogliosa, come se fosse una creatura sua, appena uscita da nove mesi di gestazione. E&#8217; la sua prima frittata di pasta. Nel suo cuore sta decidendo che chiamerà sua figlia Omelette.</p>
<p>Durante la serata, vedo che si avvicina ai vari invitati- e non!- offrendo il suo capolavoro e garantendo che si tratta di prodotti tipici italiani- non è vero, li ha comprati tutti al franprix!- ma ha un sorriso talmente compiaciuto e un&#8217;espressione talmente tenera che avrei voglia di abbracciarlo e chiedermi di cucinarmene una tutte le settimane, perchè è davvero buonissima, e se io ne mangio due pezzi, c&#8217;è anche chi fa il tris.</p>
<p>Ad un tratto si avvicina un ragazzo che, a giudicare dalla giacca di vellutino marrone e dalla sciarpa grigio perla portata con aria fintamente trasandata e dai caplli ricci da poeta d&#8217;altri tempi, si direbbe francese, parigino, sorboniano. Sorride, mi versa del vino e attacca a parlare. La mia analisi si rivela centrata.</p>
<p>Nel frattempo Alessandro si avvicina e gli offre una fetta di frittata.&#8221;No, grazie, preferisco queste qui&#8221; e indica delle noccioline in una fredda e squallida bustina trasparente. Mentre l&#8217;aorta sotto il collo di Alessandro sta per affiorare, diventa rosso ed eslode, infine, colpito nel vivo: &#8220;ma quand t&#8217;a magne cchiù &#8216;na cosa accussi&#8217; ,tu? ma stai pazzianne?&#8221;</p>
<p>Esplodo anche io, in una risata, mentre il francese guarda, sconvolto, Alessandro, che si rivolge a me dicendo: &#8220;lieve man, chist è tutt scem!&#8221;  e, mentre io continuo a ridere e Alessandro si allontana, indignato, il giovane studente dall&#8217;aria da poeta altolocato, educatamente mi versa dell&#8217;altro vino e, con la scusa di salutare un amico dall&#8217;altra parte della stanza, si unisce ad un altro gruppo di ragazzi. Lo saluto, quando va via, da lontano&#8230;</p>
<p>e che ti si ppers!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/marcylu.wordpress.com/220/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/marcylu.wordpress.com/220/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=220&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>da L&#8217;albero di Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Dec 2008 19:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcylu</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[vicino al mare brumoso l&#8217;albero di Natale scintilla tra oscure torri gotiche corazze di cavalieri teutoni e ciminiere di fabbriche l&#8217;albero di Natale l&#8217;albero di Natale canta sulla piazza bianca di neve (&#8230;) tu sei nelle palla di vetro rossa i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre sono io che l&#8217;ho appesa mettendotici [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=marcylu.wordpress.com&amp;blog=4840529&amp;post=224&amp;subd=marcylu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">vicino al mare brumoso<br />
l&#8217;albero di Natale scintilla<br />
tra oscure torri gotiche<br />
corazze di cavalieri teutoni<br />
e ciminiere di fabbriche<br />
l&#8217;albero di Natale<br />
l&#8217;albero di Natale canta<br />
sulla piazza bianca di neve</p>
<p style="text-align:center;">(&#8230;)</p>
<p style="text-align:center;">tu sei nelle palla di vetro rossa<br />
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre<br />
sono io che l&#8217;ho appesa<br />
mettendotici dentro<br />
il tuo collo bianco è lungo e rotondo<br />
ti ho messo nella palla di vetro rosso<br />
con i miei dubbi<br />
con le mie ansietà le mie parole<br />
le mie speranze le mie carezze<br />
a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi<br />
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie<br />
ho appeso la palla di vetro rosso<br />
mettendotici dentro</p>
<p style="text-align:center;">Nazim Hikmet</p>
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