Frittatone day

omelette-di-pasta-2Ci siamo. Sono sbarcata all’uscita della metro segnata frettolosamente su un foglietto di carta. Sono nel diciassettesimo arrondissement, direzione casa di Alessandro per una festa erasmus.
L’organizzazione di questo genere di feste è piuttosto standardizzata: ciascuno porta una cosa e puoi portare chi vuoi, a patto che abbia con sè qualcosa di commestibile da condividere con il resto dei convitati. Il risultato è altrettanto standardizzato: dato che nessuno ha voglia di cucinare per tanti, si finisce per mangiare salatini, patatine, biscottini e per bere quantità infinite di…di tutto.
Ma stasera la storia è diversa, perchè Ale ha preannunciato un Frittatone day.
Arrivo sotto il portone di casa, ma non posso citofonare perchè a Parigi i citofoni hanno tutti il codice e non è indicato il cognome corrispondente, nè tantomeno l’interno.
Faccio uno squillo. Dopo qualche minuto arriva una ragazza spagnola che mi accoglie all’ingresso e si presenta. “Sono una vicina di Ale. lui non può venire perchè…perchè sta girando l’omelette di pasta”.
Omelette di pasta. C’est genial!
La ragazza, cortesemente, mi guida all’interno del palazzo e mi indica la scala, mi dice il piano. Grazie mille.
Salgo le scale e busso alla porta.
Dopo qualche istante, compare Alessandro, barba folta e tuta da casa, aria assorta e direi tesa dalla concentrazione…”ciao Marcy, entra e fa’ come fossi a casa tua”.
Entro, mi tolgo il cappotto, ma non ho il tempo di guardare il libro di storia greca di Lefevre che troneggia solitario su una mensola perchè ecco che Ale, sempre più preso, in un misto di esaltazione e di preoccupazione…
“come devo fare, ora?”
Con calma, basta una forchetta per girarla. No, per una frittata di un chilo e mezzo di spaghetti piena zeppa di mozzarella- quella campana, con tanto di marchio- e di pancetta, non basta solo una forchetta.
Armeggiamo con dei piatti, attenti a non sporcarci di olio. Pura utopia: mentre io reggo il piatto facendolo aderire al bordo della padella, Ale gira rapidamente la padella, e un filo d’olio cola sul piano cottura. Ripetiamo l’operazione un’altra volta, quella definitiva, per adagiare l’omelette su un letto di carta assorbente e portarla nell’altra stanza, che si sta affollando di studenti polacchi, spagnoli, italiani, un paio di tedeschi…

e-magnatell

Alessandro guarda la frittata con aria soddisfatta e orgogliosa, come se fosse una creatura sua, appena uscita da nove mesi di gestazione. E’ la sua prima frittata di pasta. Nel suo cuore sta decidendo che chiamerà sua figlia Omelette.

Durante la serata, vedo che si avvicina ai vari invitati- e non!- offrendo il suo capolavoro e garantendo che si tratta di prodotti tipici italiani- non è vero, li ha comprati tutti al franprix!- ma ha un sorriso talmente compiaciuto e un’espressione talmente tenera che avrei voglia di abbracciarlo e chiedermi di cucinarmene una tutte le settimane, perchè è davvero buonissima, e se io ne mangio due pezzi, c’è anche chi fa il tris.

Ad un tratto si avvicina un ragazzo che, a giudicare dalla giacca di vellutino marrone e dalla sciarpa grigio perla portata con aria fintamente trasandata e dai caplli ricci da poeta d’altri tempi, si direbbe francese, parigino, sorboniano. Sorride, mi versa del vino e attacca a parlare. La mia analisi si rivela centrata.

Nel frattempo Alessandro si avvicina e gli offre una fetta di frittata.”No, grazie, preferisco queste qui” e indica delle noccioline in una fredda e squallida bustina trasparente. Mentre l’aorta sotto il collo di Alessandro sta per affiorare, diventa rosso ed eslode, infine, colpito nel vivo: “ma quand t’a magne cchiù ‘na cosa accussi’ ,tu? ma stai pazzianne?”

Esplodo anche io, in una risata, mentre il francese guarda, sconvolto, Alessandro, che si rivolge a me dicendo: “lieve man, chist è tutt scem!”  e, mentre io continuo a ridere e Alessandro si allontana, indignato, il giovane studente dall’aria da poeta altolocato, educatamente mi versa dell’altro vino e, con la scusa di salutare un amico dall’altra parte della stanza, si unisce ad un altro gruppo di ragazzi. Lo saluto, quando va via, da lontano…

e che ti si ppers!

3 Commenti »

  1. Imma Dice:

    grande Ale, avrei detto la stessa cosa anche io, magari in un’altra lingua… ma voi siete certamente più internazionali di me ;)

    la prossima volta che vengo a parigi si potrebbe “bissare”????? mi è venuta l’acquolina in bocca!!!!!!
    Bacini, Imma

  2. LL (che di nome fa Luciano) Dice:

    La colpa è dell’infanzia terribile che i francesi sono costretti a vivere e che li segna per tutta la vita…un francese con la giacchina di velluto e la sciarpina grigia di sicuro non è mai andato in gita con la “frittata di maccaruni” nello zaino…tanto meno sa che la frittata ci azzecca sempre, pure sulla spiaggia!!!! Per questo dobbiamo portare un po’ di sana italianità all’estero, per far capire al mondo “che se stann’ perdend”!!

    Baci,
    LL (che di nome fa Luciano)

  3. Diego Dice:

    Ciao Marcy,
    Concordo con Luciano, pienamente d’accordo i Francesi non capiscono niente, voi dell’erasmus cercate di indirizzarli sulla buona strada. Il tuo amico non lo conosco ma è già un eroe per me, sia per la frittata, sia per la risposta, non abbiamo solo la cucina ma anche la lingua, dimostriamolo, viva la Napoletanneità!
    Beh un bacio Marcy, comunque non so se già hai visto ma ti ho risposto ;) .
    Ciaooooo


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